AN ANTHOLOGY OF THOUGHT & EMOTION... Un'antologia di pensieri & emozioni

Friday, 29 January 2016

SCRITTORI FALLITI


NOTA DALLA REDAZIONE:

Io non ne posso più di tutti gli invidiosi analfabeti che scrivono mucchi di libri illeggibili e si credono grandi scrittori e geni incompresi e danno la colpa al mercato, alla sfiga, alla congiuntura astrale, alla cabala, ai lettori, ai parenti, agli editori e a Raffaella Carrà se il loro libro non viene pubblicato.

Stiamo parlando di abbattere alberi!

Vi dovete rassegnare: non vi pubblicano perché quello che scrivete fa pietà! Fa schifo! Mi ributta! In redazione vi prendiamo per il culo e ridiamo della vostra pochezza! Non siete capaci di mettere una frase in fila all'altra e avete la fantasia di un cercopiteco nano. Il mondo non ce l'ha con voi: non siete degli scrittori! non siete capaci! punto e basta.

Mi mandate i vostri manoscritti e dopo 5 righe ho già i conati di vomito e vado avanti comunque a leggere, brutti analfabeti. Ma penso che mai e poi mai, dovessi immolarmi sulla pubblica piazza, acconsentirò che si pubblichi un tale orrore.

Allora vi dico di no, gentilmente, e voi cosa fate?
Tolstoj

Mi rompete i coglioni! Mi inondate di mail, di fax, di MMS, mi aspettate in redazione. Tutto per dirmi che non vi capisco, perché voi siete meglio di Tolstoj. E lo credete perché manco sapete chi sia, Tolstoj. E poi massacrate quelli che pubblicano e venite a dirmi che siete meglio di loro. Certo, ci sono dei libri spaventosi in giro. Ma i vostri fanno ancora più schifo!

Abbandonate per sempre l'idea di diventare scrittori e datevi all'idraulica o al rifacimento strade o alle bische clandestine.

E NON ROSICATE. ROSICARE FA MALE.

(link: SFOGHIAMOCI)


E POI...
Lo scribacchino letterario, colui che si accontenta di scodellare “polpettoni” commerciali per il resto dei suoi giorni, si risparmierà tempo e irritazione evitando di leggere questo articolo”.
Così apre il libro di Jack London intitolato Pronto soccorso per scrittori esordientiCosì apre anche un articolo da lui pubblicato sulla rivista The Editor, nell’ottobre 1899. E così apro io questa recensione, dedicata a chiunque voglia approcciarsi al mestiere di scrivere con un certo tipo di occhio e di penna.
Il libro: raccolta di articoli, risposte a lettere di aspiranti scrittori, stralci di romanzi (Martin Eden in primis, che chiude la raccolta) che lo scrittore accumulò nell’arco della sua esistenza piuttosto strampalata. Ma per informazioni riguardanti la sua vita c’è già Wikipedia. Il tema è quello controverso dell’arte di scrivere, o meglio di come si acquisiscono i ferri del mestiere che permettono a un qualsiasi dilettante di trasformarsi in autore.
Come si diventa scrittore? Primo, c’è da ricordare sempre che anche “i bicipiti di Ercole erano cosine da niente quando lui si dimenava tra le sue fasce di neonato”; pertanto chiunque si senta di avere nelle vene sangue letterario non esiti oltre. Forza e coraggio. Però non è che basti dirlo, per esserlo, o meglio, per diventarlo. Occorre cercare e trovare il tempo non solo per studiare ma anche per lavorare: scrivere, scrivere, scrivere. E ancora scrivere.
Mille parole al giorno, ma che siano mille e che siano tutti i giorni. Mica è finita: dopo avere scritto scritto scritto, occorre avere un proprio punto di vista, diverso da qualsiasi altro (“non si può battere la strada intrapresa da qualcun altro”) e, una volta trovato non bisogna mettersi in cattedra e spiegare ai lettori le cose che abbiamo in testa come se fossimo dei professori onorari. Il lettore deve cogliere le nostre opinioni dai gesti e dai discorsi dei personaggi. Poi arriva la questione più dolorosa e difficile: ammettere di scrivere per soldi e fama. Segue a ruota la questione di come vendere senza tradire la propria “etica”, se ne abbiamo una. Perché per fare soldi e fama bisogna pur vendere quello che si scrive. E qui c’è l’intoppo.
Per poter vendere occorre scrivere qualcosa che conquisti il vasto pubblico; solo una volta superato questo scalino e essersi fatti un nome possiamo sperare di scrivere quello che vogliamo senza rotture di palle dal mercato editoriale. In ogni caso, prima di avere un nome occorre, appunto, farselo. E, secondo Jack London “c’è un solo modo di cominciare una carriera, ed è quello di cominciarla; e cominciarla con il duro lavoro e la pazienza”. Se volete un esempio pratico di come questa teoria funzioni, leggetevi Martin Eden, che altro non è che la storia biografica di come London sia passato da scaricatore di porto a scrittore nell’arco di tre anni. I critici hanno storto il naso, etichettando la vicenda come “inverosimile”. London ha semplicemente risposto: “Martin Eden sono io”. Appunto, viene da dire, Martin Eden sei tu, Jack London. Purtroppo non siamo tutti dei piccoli Martin Eden capaci di farci una cultura enciclopedica e di metterla su carta in soli 3 anni. A pensarci bene, per fortuna.
Fa quasi ridere pensare che a distanza di più di un secolo non solo il pensiero, ma la scrittura di London si possano considerare avanguardia pura. Chiamasi genialità.  
E POI...
...Ebbene sì anche gli scrittori hanno i loro piccoli segreti del mestiere, che ne siano consapevoli o meno. Diffidate di coloro che, magari dopo aver scritto un solo libro o un’unica poesia, si definiscono scrittori “d’ispirazione” o, peggio ancora, di “dissipazione”.
Nottate all’insegna delle più turpi sbronze, inneggiando al “maledettismo” più bieco, rispecchiano talmente il cliché dello scrittore “romantico” da risultare pura masturbazione egoica. Se non siete Henry Miller dedicatevi a qualcos’altro. Ne guadagnerete in moneta e in pudore. Dalle testimonianze dei vari autori, raccolte da Francesco Piccolo nel suo libretto Scrivere è un tic. I segreti degli scrittori  (Minimum Fax, 2011), emerge un quadro che dovrebbe essere quasi scontato ai più ma che in realtà viene guardato con diffidenza da chi armeggia sporadicamente con foglio e penna. La fatica è faticosa.
La prima regola è la fatica. Bisogna chiudersi in casa, spegnere cellulari, internet, televisore e quant’altro, aprire il computer o prendere foglio e penna e mettersi seduti in attesa. No, non dell’ispirazione: in attesa di una frase qualsiasi. Se non la trovate iniziate prendendone una a caso da un libro qualsiasi ma iniziate a scrivere qualcosa e rimanete lì seduti davanti a quella frase finché non ve ne viene un’altra, dovesse significare farsi venire le emorroidi a forza di stare seduti.
La seconda regola è la disciplina quotidiana. Ogni giorno stabilite un orario, che sia mezz’ora, un’ora, due ore, quello che volete, da dedicare alla scrittura. Ritenetevi soddisfatti anche se in quell’ora non avete scritto un’acca; l’importante è darsi una cadenza giornaliera, come andare in ufficio, in modo che la scrittura diventi un’azione naturale tanto quanto cambiarsi le mutande o farsi la doccia (oggi i parallelismi con l’intimo mi vengono bene). Potrei scrivere una tesi di laurea su questo libro ma voi non andreste a comprarlo.
Tempo di lettura: un pomeriggio. È un libro che si legge veloce, che alterna parti “di metodo” a citazioni e dichiarazioni di scrittori riguardanti il proprio rapporto con la scrittura. Se poi per ogni nome menzionato volete anche fare una ricerca su internet allora la lettura potrebbe diventare infinita (in ogni caso, in Appendice troverete un elenco delle note bibliografiche riportanti i nomi degli scrittori citati, correlati da una piccola descrizione).
Conclusioni: gli scrittori sono tutti dei folli. Se non fossero diventati scrittori probabilmente ad oggi sarebbero serial killer. Se incontrate uno che dice di essere uno scrittore e passa le giornate a bere degli spritz, sputategli in faccia. Se invece volete scrivere scrivete, anziché passare il tempo a dire di voler scrivere. E se vi dovesse venire in mente un’idea qualsiasi, tenetela lì finché non arrivate a casa, in ufficio, in un bar e non riuscite a scrivere almeno una pagina. Mai raccontare l’idea a qualcuno perché poi, credetemi, non la scrivete più. Memento mori: l’ispirazione, da sola, non serve più (frase da scrivere in diversi post-it da attaccare sopra al letto, sul frigorifero, sul phon, sul divano, sulla scrivania, sulla televisione e, soprattutto, sul computer).
(link: OSSERVATORI ESTERNI)


E POI...


 ...c'è André Gide che fornisce consigli:
“… Metto subito in guardia il mio lettore: qui si parla soltanto di questioni di mestiere”. Ci va giù pesante il nostro André Gide, nel suo Consigli a un giovane scrittore: dalla prima riga non concede sconti a nessuno.
Condensati in cinquanta pagine, i comandamenti letterari secondo lo scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1947, sono essenzialmente due: la dote della misura, intesa come parsimonia, (“In arte, tutto ciò che è inutile nuoce”) e l’umiltà dell’aspirante scrittore, che a pensarci bene fanno appello allo stesso principio dell’essere se stessi e non cercare di assomigliare a qualcuno che non si è. Le grandi menti nascono perché hanno qualcosa di nuovo da dire o, viceversa, dicono le stesse cose in modi differenti.
Questo «tratterello in lode del buon scrittore operaio» parte dal presupposto che la vera originalità sia quella che non si vede proprio perché, spesso e volentieri, un’originalità sventagliata può servire a mascherare carenze di contenuto. Quindi nessuno si metta a giocare al nuovo Jack Kerouac a meno di non avere qualcosa di interessante da dire. Certo, i segreti dei Grandi Maestri è buona regola studiarli, ma attenzione a non perderci la vista: pena lo scimmiottamento indiscriminato. Altra cosa da evitare è lo sbrodolamento epilettico. Non serve scrivere duemila pagine in un italiano arcaico e ricercato, basta essere semplici e onesti. Le tue possibilità ti consentono di arrivare fino a lì? Bene, arriva fino a lì e non fare un passo oltre. Prenderesti per il culo te e il tuo possibile lettore che getterebbe il tuo libro fuori dalla finestra, nella migliore delle ipotesi. Il vero artista sorprende e sconcerta sempre ma, dice Gide, lo fa suo malgrado. Nell’opera d’arte, la sola stranezza che abbia valore è involontaria. La vera opera d’arte non si fa notare.
E qui finisce la prima parte del tratterello, che altro non è che una lettera indirizzata a un ipotetico, giovane scrittore.
La seconda parte è dedicata all’analisi dell’influenza letteraria. Apologia delle influenze, di tutti i tipi di influenze. Nessuno ne è immune, tanto che “È impossibile immaginare qualcosa di umano che sia completamente, profondamente, essenzialmente spontaneo”. Mai avere il timore di assomigliare troppo a qualcuno, di perdere così la propria tecnica. Shakespeare di certo non si è mai preoccupato di essere particolare, lo è stato e basta. Imitare significa superare. Come diceva Brian Eno, la ripetizione è una forma di cambiamento. Ma attenzione a non imitare e riprodurre le mode del momento. I classici con la maiuscola sono oltre ogni movimento o atteggiamento artistico temporaneo, per erigersi a un eterno “sempre verde”. Lo sa bene lo scrittore francese, che ne L’immoralista (1902) ha lasciato in eredità un raro esempio di libertà e onestà intellettuali.
Uno stile sobrio e elegante; una schiettezza rasente il cinismo; un’immoralità che è morale assoluta: tutto questo è André Gide. Uomo e scrittore, perché l’opera, nel suo caso, non può essere presa separatamente dall’autore che l’ha prodotta: pacchetto unico. Prendere o lasciare. Prendere. Soddisfatti o rimborsati.
(link: OSSERVATORI ESTERNI)


INFINE...


Lo scrittore emergente (identikit di un fallimento)


Chi più chi meno, nella propria adolescenza, è passato (non senza conseguenze) attraverso la dolorosa fase del “voglio fare lo scrittore” e, chi più chi meno, ne è uscito facilmente (non senza conseguenze) nel giro di un paio d'anni, quando si è reso conto che scrivere non porta la vacanza a Ibiza con la morosa.
Purtroppo, le manie di protagonismo, mescolate ad un egocentrismo smisurato e a un'affezione congenita di maledettismo acuto mutuata dal vittimismo più abietto, non conoscono età.
Così, se è vero che il mondo è popolato da una percentuale di lettori pressoché imbarazzante, è altrettanto vero che quella degli “aspiranti scrittori” (perché spesso e volentieri sotto la sigla di “scrittori emergenti” si considerano annoverati anche gli “aspiranti scrittori”) supera qualsiasi immaginazione. Non mi stupirei se venisse fondato un sindacato per questa categoria lavorativa, che tanto lavorativa non è, visto che la prerogativa di ogni aspirante scrittore degno di tale nome è quella di non produrre nemmeno un capoverso.
Ma andiamo per ordine. Vediamo quali sono i tratti inconfondibili dell'aspirante scrittore che si autodefinisce “scrittore emergente”.
 Lo scrittore che si reputa emergente:
1. Ha sempre una citazione a portata di mano, da sfoggiare nei momenti strategici della conversazione.
2. Scrive “Scrittore” accanto al proprio nome e cognome su Facebook. Esempio: “Nome Cognome (Scrittore)”.
3. Si presenta alla gente come scrittore. Esempio: “Ciao, piacere sono Carlo e faccio lo scrittore”.
4. Pensa di essere lo scrittore migliore di tutti i tempi (pur non avendo mai scritto o pubblicato una pagina). Non ha ancora potuto dimostrare il proprio talento per cause di forza maggiore.
5. Ritiene di possedere il capolavoro della letteratura contemporanea nel proprio Mac pur non riuscendo mai a finirlo (condizione sufficiente ma non necessaria per la realizzazione della numero 4)
6. Se gli si chiede qual è l'ultimo libro che ha scritto, lo scrittore che si reputa emergente risponderà che non è un libro conosciuto e che nessuna casa editrice lo ha accettato perché il mondo non è ancora pronto ad accogliere il suo talento. Questa condizione mette le basi per la numero 7.
7. Ritiene di essere incompreso dal mondo. Essendo un genio assoluto non può essere apprezzato dalla gente comune, abituata ai libri comprati negli Autogrill.
8. Odia senza misura tutti gli scrittori emergenti.
9. Deve assolutamente farti leggere la pagina che ha scritto “di getto”, una sera che era sbronzo.
10. Se avete la (s)fortuna di leggere qualcosa scritto da un aspirante scrittore che si ritiene emergente sappiate che è “solo la prima bozza, scritta così, quasi per caso”, ma sappiate anche che dovrete rispondere che “no, non sembra per niente scritta di getto”, altrimenti lo scrittore che si ritiene emergente vi accuserà di superficialità e di mancanza di buon senso critico o, peggio, di avere cattivo gusto.
11. Lo scrittore che si reputa emergente ha sempre uno scrittore affermato a cui si ispira e di solito è Bukowski.
12. Partecipa assiduamente a corsi e laboratori di scrittura creativa, salvo poi lamentarsene.
13. Scimmiotta lo stile di uno scrittore famoso che pubblica libri di successo e pensa di avere creato un nuovo stile narrativo molto originale.
14. Porta sempre con sé un taccuino, generalmente Moleskine, su cui appuntare ogni frase o, anche peggio, fingere di scrivere appoggiato al tavolino di un bar.
15. Tiene un blog dove pubblica le proprie frasi capolavoro e dove parla occasionalmente di scrittura e ripetutamente di se stesso.
16. Presenzia a tutte le serate di lettura possibili (quando non le organizza lui stesso), per poter rimorchiare ragazze ingenue aspiranti scrittrici che amano stare con aspiranti scrittori.
17. È iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia ma è tremendamente fuori corso, perché “l'università non è più la fucina letteraria di una volta”.
18. Si lamenta ogni giorno della mancanza di tempo che lo porta a non riuscire a scrivere una riga che sia una, ma poi anche lavare la macchina diventa una scusa per non iniziarne mezza.
19. Ogni sabato ripete il mantra “da lunedì comincio a scrivere”.
20. Prova tutti i concorsi possibili ma non ne vince mai uno. Il motivo lo potete immaginare, ma lui dirà sempre che “tanto i concorsi sono tutti truccati”. Non c'è un cazzo da fare.
Profili in base al punteggio totalizzato:
A - Se vi riconoscete in un numero di caratteristiche pari a 15 e oltre: non avete speranza, non pubblicherete mai un libro. In compenso vi siete meritati una laurea honoris causa in “scrittura emergente”, congratulazioni. Datevi al giardinaggio.
B - Se vi riconoscete in un numero di caratteristiche pari a 10 e oltre: le possibilità che siate uno scrittore sono scarse, ma dalla vostra avete che in amore non sbagliate un colpo. Il fascino del maledetto con la penna in mano e il ciuffo laterale alla “Attimo fuggente” è irresistibile.
C - Se vi riconoscete in un numero di caratteristiche inferiore a 10 ma superiore a 5:qualche racconto lo avete scritto. E forse non è così male come sembra. Con l'altro sesso va così così, ma perseverate e qualcosa di buono uscirà. Prevenire è meglio che curare, quindi non andate mai a un corso di scrittura creativa e non aprite mai un blog sull'arte dello scrivere.
D - Se vi riconoscete in un numero di caratteristiche inferiore a 5: scriverete il romanzo del secolo, ma con l'altro sesso non avete speranza. Optate per la professione di eunuco, voce bianca nel coro vaticano, o la clausura.
Per vostra informazione, chi scrive ha totalizzato ben 8 punti su 20 (profilo C).
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