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Friday, 23 February 2018

LE DUE FACCE DI GEORGES SIMENON

Georges Simenon al lavoro
SIMENON SIMENON. UNO SCRITTORE PER MAIGRET E UN ROMANZIERE PER I "DURS"?
E' lo stesso Simenon quello che si siede a scrivere le inchieste del commissario e quello che crea i romans-durs?

SIMENON SIMENON. UN ECRIVAIN POUR MAIGRET ET UN ROMANCIER POUR LES "ROMANS DURS"?
Est-ce le même Simenon, celui qui se met à écrire les enquêtes du commissaire et celui qui crée les romans durs?
SIMENON SIMENON. A WRITER FOR THE MAIGRETS AND A NOVELIST FOR THE “ROMANS DURS?”
Is it the same Simenon who sits down to write the Chief Inspector’s investigations and to create the romans durs?

Qualcuno dice che ognuno di noi abbia due facce. Ora, pur senza arrivare alla citazione di Camus "L'uomo è fatto così, caro signore, ha due facce: non può amare senza amarsi", dobbiamo ritenere che, come scrittore, anche Simenon avesse due facce? 

Ad una prima riflessione sembrerebbe proprio di sì. Da un lato l'autore dei romans durs e, dall'altra parte, il creatore del commissario Maigret.  Fin troppo facile, anche perché si sa bene come sofferto e coinvolgente fosse l'état de roman in cui componeva i romanzi e come fosse invece rilassato lo stato in cui scriveva le inchieste del suo commissario.

A prima vista, sembrerebbero davvero due modi così diversi di approccio alla scrittura che confermerebbero questa "storia" delle due facce.

Ma forse sapete che a noi non piacciono le cose facili e le spiegazioni troppo esaurienti. Le cose non sono mai semplici e non per tutte le domande c'è una risposta. 

E così ci chiediamo: questa partizione della scrittura di Simenon è accettabile?

Si e no, a nostro avviso. La questione, come qualcuno avrà immaginato, è assai complicata.

Vediamo di iniziare dalle parole dello stesso scrittore che scriveva al suo nume tutelare Andé Gide
"...decisamente io non posso vivere senza romanzi. Questo mi altera l'equilibrio. Anche fisicamente. E soprattutto mi provoca una scoraggiante sensazione di vuoto e di inutilità E la gente pensa che io scriva per guadagnare...! ...Ogni volta che ho tentato di riposarmi  ho sfiorato la nevrastenia. Anche lo scrivere un Maigret mi da sollievo..."
Oltre a fornirci interessanti informazioni tra l'attività di scrittura e la propria impellenza nell'immergersi in nuove storie ed entrare nella pelle di nuovi personaggi, Simenon alla fine ci dice che, pur di non scrivere, anche tenersi occupato con un Maigret poteva andar bene.

Questo ci metterebbe sulla pista che fossero due tipi di scrittura diversi con alle spalle radici e motivazioni molto differenti. Come se la scrittura di un Maigret fosse facile, divertente e addirittura... riposante!

D'altronde quando Simenon abbandonò la letteratura popolare, e con essa la sequela di pseudonimi, e iniziò a pubblicare i Maigret firmandoli con il suo vero nome, si presentò al pubblico con una faccia nuova, con il suo vero nome, con un personaggio che aveva inventato lui stesso (nessuno glielo aveva commissionato), con le decisioni nelle sue mani, cosa scrivere, quando, come, quale finale scegliere. Insomma scelte e conseguenze ricadevano su di lui. Ecco una sua prima faccia pubblica.

Ma perché scrivere un Maigret sarebbe stato così..."rilassante"? Andiamo per ordine.
".... la formula poliziesca mi permetteva di arrivare al grande pubblico e a consistenti guadagni... e di studiare il mio mestiere nelle condizioni più facili, vale a dire, con qualcuno che gestiva i giochi - spiega Simenon sempre in una lettera Gide nel '39 - Dopo 18 romanzi, i polizieschi mi erano venuti a noia, io mi sentivo più sicuro e così soppressi chi gestiva i giochi, vale a dire Maigret..."
Qui Simenon ci racconta la fine del suo contratto con Fayard e la sua voglia di dedicarsi esclusivamente ai romans durs. Siamo nella fase dell'abbandono del commissario, che, sappiamo durerà qualche anno, ma poi la stesura dei Maigret inizierà di nuovo e lo scrittore li alternerà ai romans durs fino al 1972.

Ma perché Simenon ricomincia a scrivere dei Maigret?

Spiegare tutto con la nostalgia del personaggio che tanto successo, fama (e soldi) gli aveva procurato, non basta. Come non è sufficiente giustificarlo con le pressioni che gli facevano sia il suo editore del momento, Gallimard, sia gli stessi lettori. 
"...Sapete cosa mi è successo un mese e mezzo fa'? Avevo iniziato a pensare durante le vacanze a La Baule al mio prossimo romanzo che sarebbe stato un "roman dur", come di solito ne scrivo durante l'autunno; generalmente è il più difficile dell'anno. Il nocciolo l'avevo già in testa, una sorta di idea vaga, quasi già una linea musicale e anche un colore. Ma ogni volta che volevo approfondire i personaggi, ogni volta che volevo afferrarli, sparivano - ci racconta Simenon in un'intervista concessa a de Fallois e a Sigaux nel 1970 - Mi chiedevo: non è possibile, perché non riesco a tenere insieme questi personaggi e coinvolgerli in un azione? Niente da fare. E poi un giorno, più di tre settimane dopo, alzandomi, prima che toccassi il pavimento con i piedi, mi dissi: ma è semplice, devo soltanto farne un Maigret! Ed è quello che feci. Era un romanzo che era stato pensato, e in qualche modo anche preparato, e che avevo percepito non come un Maigret, ma come un altro romanzo, e, per l'unica volta della mia vita, partendo da un "roman dur" sono arrivato ad un "Maigret"..."
Questo episodio, e il modo come ce lo racconta lo scrittore,  inizia  a farci a capire come pur essendo due tipi di letteratura diversi, tra le inchieste del commissario e i romanzi letterari il confine non era poi così marcato.

E infatti in un'altra intervista, questa volta a Bernard Pivot nell'81, afferma letteralmente "... negli ultimi vent'anni i Maigret si sono avvicinati sempre più ai miei romanzi..."  

Primo indizio, sia pur per una sola volta, Simenon è passato dalla genesi di un roman dur alla stesura di un Maigret.

Secondo indizio, i Maigret sono diventati sempre più simili ai romans durs.

Se un indizio non significa nulla, due indizi inducono ad un sospetto. Ma tre indizi fanno una prova.

Ecco il terzo.

Simenon confessò a Lacassin, nel 1975, che Maigret é "... uno dei rari se non il solo personaggio da me creato che abbia dei punti in comune con me...".

Questo significa che lo scrittore si rispecchiava già in quel commissario e non aveva bisogno di entrare ogni volta nella sua pelle, perché praticamente già vivevano tutti e due nella stessa pelle...

Probabilmente era questo che non costringeva Simenon ad un tour de force come accadeva per i romans durs, dove doveva immedesimarsi in ambienti che non erano i suoi, in abitudini a lui estranee, in  personaggi, modi di pensare e di comportarsi che gli erano sconosciuti.  
 
I risultati non erano così diversi... come invece erano differenti le premesse. Nei romans durs c'era tutta una fase di estraneazione e di spersonalizzazione sofferta e faticosa che nel caso dei Maigret non era necessaria. Nei Maigret, insieme a lui, c'era sempre il commissario che teneva le fila della vicenda... nei romans durs entrava solo, spaesato, senza sapere dove quella vicenda l'avrebbe portato e tutto ciò non poteva che rendere le cose più difficili.

Quindi non è così lontano dalla verità affermare che, scrivendo i Maigret, Simenon si rilassasse. In fondo era come far visita ad un amico, anzi a degli amici di cui conosceva vita morte e miracoli e che ogni volta lo conducevano in una nuova avventura.

Ma lo spessore psicologico dei personaggi che di volta in volta il commissario incontra, non è da meno di quelli dei romans, come pure l'intreccio sempre più complesso delle inchieste non ha nulla da invidiare a quello dei roman, così come le tematiche e il modo di affrontarle. Insomma è vero che i Maigret e i romans durs si somigliano sempre più.

Ma certo non si può affermare che siano la stessa cosa.

Vuoi per la genesi che abbiamo visto più laboriosa e faticosa, vuoi anche per la generale percezione, soprattutto della critica, secondo la quale la letteratura poliziesca, proprio perché letteratura di genere, doveva essere già di per sé inferiore alla letteratura con la "L" maiuscola. E anche i titoli del grande Simenon non sfuggirono a questi preconcetti, anche se per l'autore, abbiamo visto la percezione era diversa. Certo, avrebbe voluto vincere un Nobel (e ci andò vicino) ma sicuramente non pensava di farlo con i Maigret.

Eppure quando la sua vena creativa si esaurì, l'ultimo titolo che gli si poté attribuire era proprio un Maigret.
(Pubblicato da Maurizio Testa su SIMENON SIMENON)
The Maigret Statue at Delfzijl, work of sculptor Pieter d'Hont